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Settembre
ABBONAMENTI SALATI PER I PENDOLARI DI CAMPANIA, LAZIO E PUGLIA
By Il Sole 24 ore Trasporti
Sep 25, 2006, 11:27




I pendolari della Campania sono quelli che spendono di più: 72 euro per percorrere una tratta compresa tra 41 e 50 chilometri con un abbonamento ferroviario mensile di seconda classe senza supplemento. Per loro, però, vale il cosiddetto Unico Campania, un sistema di trasporto integrato che consente di spostarsi liberamente nel territorio regionale con Trenitalia e di utilizzare i mezzi pubblici di Napoli. Per chi invece si muove in una regione diversa dalla propria scatta la tariffa nazionale, che per la fascia chilometrica considerata ammonta a 43,9 euro.
Le uniche regioni con un listino più basso sono il Molise e la Provincia autonoma di Bolzano: un titolo di viaggio mensile costa rispettivamente 42,35 e 38,22 euro. La fotografia del Paese è dunque un mosaico di 22 tasselli diversi: 19 prezzi regionali, due listini provinciali (Bolzano e Trento) e una tariffa nazionale. Un sistema nato con il decreto Burlando del 1997 e attuato tra il 2000 e il 2001, per il decentramento delle competenze sul trasporto locale e con esse la possibilità di fissare i prezzi.
E se la tariffa nazionale è ferma dall'estate di, cinque anni fa, alcuni enti locali hanno nel frattempo ritoccato il listino, tenendo conto di una serie di variabili, tra le quali l'esigenza di avvicinare i prezzi del trasporto su rotaia a quelli del trasporto su gomma. E’ salato anche l'abbonamento nel Lazio, 63 euro al mese, ma i mezzi pubblici di Roma sono inclusi. Pagano caro gli spostamenti i pendolari di Puglia (61,2 euro), Piemonte (58 euro), con un listino fermo al 2002, e Lombardia (58,5 euro), dove l'ultimo rialzo risale allo scorso agosto. Il divario si fa sentire anche nelle altre fasce chilometriche. Per un tratto di ferrovia tra 61 e 70 chilometri si spendono 48,55 euro con la tariffa nazionale e solo la provincia di Bolzano riesce a tenerle testa con lo stesso prezzo per la stessa distanza percorsa. In Puglia il costo è invece di 70,20 euro, in Piemonte di 69 e in Lombardia di 68,5.
Le differenze non sfuggono ai pendolari, che cercano il mo do per risparmiare, mentre anche le Regioni iniziano ad interrogarsi sulle possibili soluzioni.
«Il trasporto ferroviario regionale rappresenta circa i due terzi del fatturato complessivo di Trenitalia. La tariffa nazionale crea sperequazioni e iniquità nei confronti degli utenti che non possono applicarla», lamenta Daniele Borioli, Assessore piemontese ai Trasporti che si dice favorevole ad armonizzare il sistema «accorciando la forbice attraverso una serie di tappe e una verifica puntuale dei risultati».
Per il collega lombardo Raffaele Cattaneo la soluzione sta in un unico biglietto: «L'integrazione tariffaria tra diversi mezzi di trasporto - sottolinea - è il modo per fronteggiare la concorrenza del prezzo a livello nazionale e qui la Regione Campania ha fatto passi avanti significativi. Si farà pagare di più, ma il servizio offerto sarà migliore». Non chiude la porta al dibattito nemmeno il direttore Passeggeri Regionale di Trenitalia, Glancarlo Laguzzi: «Premesso che la politica tariffaria è di stretta competenza delle Regioni, sulla questione siamo stati interpellati da alcune di esse e riteniamo che sia necessario superare questa anomalia - afferma -andando verso un allineamento con le tariffe regionali». Dice sì all’integrazione anche Stefano Cannata, addetto ai rapporti internazionali di Utp:«A un aumento dei limiti tariffari - conclude - deve però corrispondere un impegno di Stato e Regioni a migliorare la qualità».



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